Sirene 1

Il (breve) racconto che segna l’inizio di “Cronache del Ritorno” era stato mandato in origine per un concorso che prevedeva che i racconti partecipanti avessero come tema le sirene, che fossero preferibilmente ambientati ai giorni nostri e che fossero riconducibili al paranormal romance o all’urban fantasy

“Ancorati a un patto” rispondeva a quasi tutti i requisiti, ma era (ed è ancora!) molto più spostato sul lato horror per certe scene e assolutamente privo di romance, paranormal o meno che sia. Questo non perché escluda per principio certe tematiche ma perché nel racconto ho provato a immaginare le sirene in una versione molto meno romantica, poco o per niente interessate all’uomo o alle vicende umane in generale. Hanno una loro precisa identità, delle precise esigenze, e per loro gli appartenenti alla razza umana sono al massimo utili come cibo (nemmeno il più appetitoso) o come semplici pedine per dei giochi più grandi di loro.

Lo so, avrei potuto mettere “Sirens” dei Pearl Jam ma questa altrettanto bella dei Savatage rende decisamente di più l’idea.

Visto il mio background di lettore sono chiari (anche se non espliciti) i riferimenti al secondo racconto di quel mito che è Howard Philip Lovecraft (che apprezzo con piacere da ben oltre 20 anni, prima che fosse mainstream come adesso), ovvero quella perla di Dagon, scritto nel 1917, pubblicato amatorialmente nel 1919 e inviato ben cinque volte nel 1923 a Weird Tales prima della meritata e fortunata pubblicazione.

Dagon
Quello a destra è Dagon. Premesso questo: immaginate che quei calamari siano sirene. Non sono più così carine & coccolose, vero?

Riferimenti non tanto alla trama o all’ambientazione, né tantomeno allo stile di scrittura barocco e ricercato dello scrittore di Providence (personalmente ho cercato di scrivere nella maniera più semplice e immediata possibile), quanto all’atmosfera di mistero e alla crescente sensazione di orrore del protagonista e soprattutto al terrore degli abissi e di quello che ne può emergere. È interessante pensare che anche se non ne emergeranno mai delle sirene (nonostante pseudo-documentari tentino di affermare il contrario) ancora oggi, nel 2015, conosciamo molto meglio la superficie della Luna o anche di Marte (a proposito, andate a vedere The Martian che a parte qualche forzatura tecnica necessaria a far girare la trama è un gran bel film, solido e meritevole) piuttosto che gli oceani del nostro piccolo puntino azzurro.

Quanto conosciamo dell'Oceano
Quanto (poco) conosciamo dell’Oceano. Impressionante.

Le sirene sono sempre viste come ammaliatrici, come trappole per gonzi, ma la mia idea è stata quella di renderle maggiormente consapevoli, meno passive, meno attendiste e molto, molto più cattive. Il clima di tensione dovuto a una svolta nella storia delle razze protagoniste del racconto costringe tutti a fare la propria mossa, senza attendere gli eventi come se dovessero cadere dal cielo. Questo, a maggior ragione, dato che dal cielo “cadrà” qualcosa di decisamente pericoloso e letale.

Sirena cattiva
Ecco, così!
(direttamente dal Dylan Dog gigante n°5 del 1/11/1996 che ho ancora a casa.)

Nei prossimi post sul blog cercherò di approfondire ulteriormente l’argomento.

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