Il Serpente Regolo, Basilisco per gli amici.

Nel mio racconto “Ancorati a un Patto” che nelle intenzioni dovrebbe essere una specie di primo capitolo di un qualcosa più elaborato e corposo tra i protagonisti ci sono i basilischi, creature mitologiche già citate nell’antichità da autori come Plinio il Vecchio o Gaio Giulio Solino.

Prima di parlare (in futuro) più nel dettaglio di queste creature mi preme spiegare perché buona parte del racconto è ambientato nella mia Toscana, più precisamente in Lunigiana.

Se avete letto il racconto (se non l’avete ancora fatto: rimediate!) a un certo punto uno dei personaggi oltre a esplicitare di essere un basilisco specifica di essere conosciuto anche come Serpente Regolo.

Serpente Regolo
“Puoi chiamarmi Re Serpente o, se preferisci, Serpente Regolo.”

La leggenda del Serpente Regolo è tipica della zona centrale dell’Italia e si ritrova in varie versioni in Umbria, Lazio, Marche e ovviamente Toscana, dove la tradizione lo vuole come un grosso rettile con squame luminose come di metallo e con due piccole ali.

Il nome Regolo rimanda a “piccolo re” ed è un collegamento con la tradizione mediterranea del basilisco (anche questo nome significa “piccolo re”).

Il Serpente Regolo era una divinità romana a quanto pare ancora in uso, almeno in chiave allegorica, nel VII secolo, ovvero all’epoca della costruzione della Pieve di Corsignano di Pienza, dove troviamo una delle poche rappresentazioni del serpente Regolo arrivate “originali” fino a noi.

serpente pieve
Ecco il nostro amico: il Serpente Regolo!

È interessante e per certi versi inquietante notare come sopra la porta d’entrata della chiesa ci siano figure chiaramente identificabili come le altre protagoniste del mio racconto. Si possono facilmente riconoscere scolpite nell’architrave alcune figure simboliche tra cui al centro una sirena a doppia coda (simbologia ricorrente in età romanica) e un’altra a coda singola che suona una lira al suo fianco. Ai lati altre figure, magari sono arpie? Non lo sappiamo con certezza, ma è bello pensarlo!

sirene pieve
Sono proprio quello che sembrano.

Quel che è certo è che questa poco conosciuta pieve situata nei pressi di Pienza (cittadina ben conservata tanto da essere patrimonio dell’umanità UNESCO dal 1996 e molto nota per il suo ottimo pecorino) è davvero ricca di suggestioni (per gli amanti di queste cose: c’è pure una piccola cripta) e questo spiega, in parte, perché personalmente cerco e cercherò di ambientare quello che scrivo anche a pochi passi da casa nostra. Abbiamo un ricco substrato di miti e leggende, perché non sfruttarli nel tentativo di rendere un po’ più fresco e originale un fantasy che pare ancorato (gioco di parole assolutamente voluto) ai soliti schemi, ai soliti personaggi, alle solite storie?

La Pieve dei Santi Vito e Modesto di Corsignano, a due passi da Pienza.
La Pieve dei Santi Vito e Modesto di Corsignano, a due passi da Pienza.

Tornando al Serpente Regolo quindi possiamo con sicurezza affermare che è la versione nostrana del mito greco traslato del basilisco. Secondo tutte le varie tradizioni regionali il regolo nasce da un “uovo di gallo di sette o quattordici anni, deposto su un mucchio di letame e covato da un rospo, da una rana o da un serpe”. Una volta nato può assumere la forma di un “gallo con la coda di serpente” o quella di un “serpente alato”, una sorta di drago delle leggende nordiche medievali. La mia personale interpretazione della forma adulta (almeno, quella non simil-umana!) potrete leggerla ricca di dettagli nel racconto. Nelle immagini che seguono alcune splendide interpretazioni, di epoche e stili diversi.

Basilisco
Basilisco
Basilisco
Basilisco
Basilisco
Basilisco
Basilisco
Basilisco

Per concludere la scelta della splendida Lunigiana deriva dal fatto che “quel” basilisco ha scelto un esilio volontario, tra le grotte nascoste degli Stretti di Giaredo, zona impervia e selvaggia vicina a Pontremoli e questa cittadina è una delle più note della Lunigiana. Non così celebrati e famosi (relativamente) come il vicino Orrido di Botri gli Stretti di Giaredo dai resoconti e dai video che sono riuscito a reperire (purtroppo non ci sono ancora fisicamente stato) mi sono sembrati l’habitat ideale per un basilisco (il Re Serpente di cui sopra) che se ne volesse stare in pace, lontano da tutto e da tutti, a riflettere pensieroso in volontario eremitaggio sul destino della propria razza e dell’intera umanità… almeno fino alla stringente necessità di stringere un patto per cause di forza maggiore. Buona (ri)lettura e al prossimo aggiornamento!

Stretti di Giaredo
Stretti di Giaredo
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All’origine del mito delle Sirene

La leggenda delle Sirene risale a tempi antichi, quando l’uomo era solito personificare eventi, fenomeni o anche (ed è questo il caso) delle vere e proprie fenomenologie. Se il mito di Icaro sta a simboleggiare l’esuberanza e l’arroganza di un giovane che si allontana troppo dalla “giusta via” (o dall’ aurea mediocritas se preferite), quello delle Sirene invece riassume in maniera emblematica l’accoppiata crudele tra il bello e il pericoloso (o proprio mortale). Il sublime canto delle Sirene, unito secondo alcune varianti anche alla loro bellezza, è una trappola unica, un irresistibile richiamo per chi non è accorto, per chi è troppo audace, per chi è troppo ingenuo.

Ulisse e le Sirene.
Splendido mosaico presente al Museo del Bardo di Tunisi: Ulisse e le Sirene.

Nella tradizione classica le Sirene sono, e qui cito il “Dizionario di Mitologia” compilato da Angelo Sicca (edizione del 1840 !):

“Mostri marini, figliuole dell’Oceano e di Anfitrite, ovvero del fiume Acheloo e della musa Calliope. Chiamavansi Partenope, Leucosia e Ligea. Cantavano con tanta soavità, che tiravano a sé i passeggeri, e gli divoravano. Si provarono ad ammaliare gli Argonauti, ma si videro vinte dal canto di Orfeo. Tentarono del pari di attirar Ulisse e dolenti al veder vani i loro sforzi si precipitarono nel mare. Altre Sirene vi sono abitatrici delle sfere, che colle sublimi loro melodie invitano i mortali a virtù.”

Sirene, definizione.
“Dizionario di Mitologia” compilato da Angelo Ricca (edizione originale del 1840), pagina 294.

Nel caso sopra citato del mito classico rimane solo il padre (Acheloo) e il fatto che la madre sia una musa, ma spesso invece di Calliope si fa riferimento a una tra Tersicore o Melpomene. Inoltre il buon compilatore dice che le sirene sono tre, Omero dice che sono due (binomio desiderio-morte, e per gli amanti dei numeri riferimento ante-litteram al sistema binario), Platone e molti altri sostengono fossero sette, altri ancora come abbiamo visto ritengono fossero tre, per altro divise nei ruoli: una suona la lira, un’altra il flauto e infine solo una canta. Come si vede molte sono le versioni, anche solo limitandosi al mito classico, quello che deriva dalla tradizione greca. In realtà il mito ha molte varianti e la sua origine molto probabilmente è più antica di quella omerica. Luciano di Samosata nella sua opera De Dea Syria” parla infatti in questi termini della dea Derketo:

“È donna per metà della sua lunghezza; ma l’altra metà, dalle cosce ai piedi, si dilunga in una coda di pesce”

La dea greca Derketo o Derceto altri non è che la divinità siriaca ‘Atar‘atah (Atargatis in greco), una divinità assimilata a Afrodite e spesso (ma non solo) raffigurato appunto come donna-pesce.

‘Atar‘atah/Atargatis/Derketo/Derceto
‘Atar‘atah/Atargatis/Derketo/Derceto in tutto il suo splendore. Dall’ “Edipo egiziano” di Athanasius Kircher.

Diodoro Siculo, nella sua storia universale, citando lo storico greco antico Ctesias, racconta come

Derceto si innamorò di un giovane, del quale rimase incinta, e come per la vergogna Derceto si lasciò affogare in un lago vicino Ascalon, come il corpo di lei fu tramutato in pesce, benché la sua testa rimanesse umana. La bambina di Derceto, Semiramis, crebbe e divenne la regina degli Assiri.”

Andando indietro nel tempo non si può non citare il dio pesce per eccellenza, ovvero Dagon (sì, quello che fu “ripreso” e rielaborato da Lovecraft), divinità della fertilità e del raccolto per il popolo mesopotamico dei Cananei, noto tra l’altro per essere, secondo alcune fonti, il padre di Baal (altro “personaggino” mica male da studiare e analizzare, ma stavolta mi limito solo a citarlo).

Dagon
Dagon in una raffigurazione antica.

È interessante notare che Dagon venne in epoca successiva adottato dai Fenici, che lo fecero in seguito conoscere dai Greci. Con loro fu ridimensionato (relativamente) e diventò Tritone, figlio del re del mare Poseidone e della ninfa marina Anfitrite, quindi teoricamente fratello delle Sirene. Se mi è concessa una battuta… Il mondo era piccolo anche all’epoca, la gente mormorava, e alla fine le radici del mito si ricollegano creando divertenti parallelismi.

In conclusione ecco perché nel mio racconto “Ancorati a un Patto” ho deciso di rendere le mie Sirene affini a “quel” mito. Tornando alle origini, alle radici di tutte le leggende (che sono moltissime, e col tempo ne parlerò nel blog) le Sirene in fondo sono né più, né meno, che le sorelle (bastarde o meno) di Dagon.

Quadretto di famiglia?
Quadretto di famiglia?